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La logistica post-Covid e la pandemia e-commerce

Aggiornamento: set 1

La pandemia da COVID-19 ha rivoluzionato le nostre vite private e professionali, spesso in peggio, talvolta in meglio. E il settore dell’autotrasporto non ha fatto eccezione: aumento dei controlli doganali, scarsità di lavoratori e deformazione della domanda hanno rappresentato shock fatali per alcune imprese. Allo stesso tempo, la de-burocratizzazione ha finalmente permesso di snellire processi inefficienti e contrastare l'inerzia di un settore profondamente legato a vecchie abitudini. Per quanto concerne il più generale settore della logistica, la pandemia si lascia alle spalle alcuni effetti collaterali di lungo termine come la spinta verso il trasporto intermodale, la ri-localizzazione delle supply chains ed una consistente migrazione verso il digitale.

Ripensare la logistica in tempo di crisi

Durante il 2020, i problemi della logistica si sono diffusi a braccetto con il COVID-19. Il primo impatto è infatti stato registrato in Cina, epicentro della pandemia, dove consumi e produzione sono crollati già all'inizio dell'anno. La conseguente carenza di componenti cinesi ha stressato le catene di produzione di molte imprese nel mondo, inducendo un nefasto effetto domino: quando il virus si è diffuso oltreoceano, il ripristino dei controlli doganali e i frequenti lockdowns hanno causato molteplici colli di bottiglia logistici.

Come abbiamo affrontato tutto ciò?

Perlopiù, i governi hanno cercato di evitare il collasso delle catene produttive designando i servizi logistici come “essenziali”, e perciò esenti dalle misure di lockdown. Anche il trasporto su ruota è rimasto operativo, ma molte complicazioni (come ad esempio la dilatazione dei tempi di transito) hanno reso necessaria l’adozione di nuove misure, sia da parte delle imprese, sia da parte delle autorità, tra queste:

  • De-burocratizzazione: per alleviare le supply chains e velocizzare i controlli di confine, il concetto di “corsia verde” è stato introdotto nell'Unione Europea a Marzo 2020.

  • Abolizione degli stop di fine settimana: nel primo anno di pandemia (Marzo 2020 - Marzo 2021) nessun giorno di stop è stato effettuato, comparato con i 25/30 stop previsti in un anno ordinario.

  • Costosi adattamenti di sicurezza: la maggior parte delle compagnie ha sopportato ingenti costi per introdurre nuovi protocolli di sicurezza, come il distanziamento sociale, la disinfezione delle aree di lavoro o l'introduzione di ferie illimitate per i dipendenti.

  • Conversione delle attività: molti fornitori di servizi hanno adattato le proprie operazioni alla mutata domanda, scegliendo di gestire quasi esclusivamente generi alimentari e prodotti medici (ad esempio mascherine).

Anche se queste misure hanno contribuito ad alleviare l'emergenza, esse non hanno potuto scongiurare la diffusione di una pesante crisi internazionale, che ha causato la parziale sostituzione della logistica su gomma con metodi di trasporto alternativi: ad esempio, molte compagnie aeree hanno convertito le proprie tratte passeggeri in voli cargo.

In questo scenario, le PMI operanti nell’autotrasporto sono state le aziende più colpite, cosicché quelle che mancavano di fondi di emergenza o “piani B” sono spesso andate incontro a fallimento.



In controtendenza: il boom dell'e-commerce

Solo un mercato sembra avere largamente beneficiato da questi tempi difficili: l'e-commerce. Secondo l'U.S. Retail Index di IBM, l'anno 2020 ha visto un'accelerazione verso lo shopping online comparabile a cinque anni ordinari. Mentre le piccole imprese faticavano nella trasformazione digitale, i giganti del retail hanno raccolto risultati incredibili, rinforzando le proprie strategie omnicanale: le vendite e-commerce di Walmart sono cresciute del 97% nel secondo trimestre del 2020, mentre quelle di Amazon sono incrementate del 40%.

E, anche se non sappiamo ancora se questa onda digitale sia stata solamente alimentata dalla pandemia, o sia invece destinata a rimanere nel lungo termine, possiamo sicuramente notare che la "pandemia e-commerce" ha già rivoluzionato molte dinamiche interne al settore logistico, come spieghiamo nel nostro ultimo articolo.


E ora? Il new normal della logistica

Anche se il settore sta ancora attraversando tempi difficili, la maggior parte delle analisi presenta una prospettiva positiva per il futuro. E, mentre molti esperti prevedono che i fenomeni sorti durante la pandemia se ne andranno con essa, le preesistenti tendenze - che il COVID-19 ha solamente accelerato - rimarranno probabilmente con noi.

In particolare, possiamo presumere che:

  • Sarà necessario mettere a punto nuove leggi per gestire la migrazione verso il digitale: ora che molte compagnie stanno entrando nel tech space dell'autotrasporto, le autorità dovranno garantire trasparenza e sicurezza, legiferando sulle pratiche innovative non ancora regolamentate. Alcuni esempi sono il platooning, lo sdoganamento digitale, la documentazione di trasporto elettronica, le infrastrutture smart e l'utilizzo dei droni per le consegne.

  • Durante l'emergenza sanitaria, il trasporto terrestre e quello aereo sono stati favoriti per la loro flessibilità ed agilità, invertendo la tendenza pre--COVID all'utilizzo di mezzi di trasporto più eco-sostenibili (ferroviari o marittimi). Nel famigerato new normal, possiamo aspettarci un forte slancio verso i trasporti intermodali, come le combinazioni nave-ruota-rotaia.

  • Probabilmente, la preferenza dei consumatori per gli stores online si consoliderà nei prossimi anni, cosicché commercianti e fornitori di servizi logistici dovranno velocemente affrontare le sfide determinate dal cosiddetto "effetto e-commerce".

  • Poiché la pandemia ha rivelato la fragilità dei processi produttivi globali, molte imprese potrebbero scegliere in futuro di ri-localizzare le proprie catene del valore, consolidando la tendenza del reshoring.

Adesso che le restrizioni vengono allentate in tutto il mondo, e che i vaccini promettono di riportare la tanto attesa normalità, produrre tali congetture non è soltanto un mero esercizio speculativo, ma un vero e proprio vantaggio strategico: anche se il COVID-19 sembra aver congelato il mondo, esso ha in realtà accelerato moltissimi cambiamenti economici, sociali e tecnologici. Cosicché abbracciare questo nuovo ritmo è imperativo per le imprese che vogliono ripartire ed, in senso lato, guarire da questa pandemia.

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