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I camion a guida autonoma stanno per sbarcare sulle nostre strade

Aggiornamento: set 2

Ricapitolando...

Anche se ti sei sicuramente imbattuto nel termine generico "veicolo a guida autonoma", la prima cosa che ti verrà in mente è probabilmente un'automobile senza conducente. Sarai allora sorpreso di sapere che i camion autonomi potrebbero sbarcare sulle strade molto prima delle sorelle più piccole.

Ma iniziamo dal principio.


Le prime sperimentazioni per progettare veicoli autonomi risalgono agli anni '20 del Novecento, quando una compagnia di equipaggiamento radio condusse da remoto l'“American Wonder” – un Chandler del1926 – per le strade di New York. Da allora, la ricerca è largamente continuata ad un ritmo sostenuto.


I camion a guida autonoma sono scesi in campo negli anni Cinquanta, quando la pratica del "platooning" - molteplici camion che viaggiano in coda, con un unico camion "leader" guidato da un conducente umano - veniva studiata per scopi militari.

Negli anni, il settore del trasporto ha gradualmente realizzato come i camion autonomi potessero avere infinite applicazioni: uno studio del 2013 condotto da Caterpillar Inc. in collaborazione con la Carnegie Mellon University ha evidenziato il potenziale di questi mezzi per migliorare la sicurezza dei lavoratori nelle miniere e nei cantieri, mentre al giorno d'oggi l'industria è prevalentemente focalizzata sulla consegna di prodotti. In questo ambito, i camion senza guidatore sono in grado di destreggiarsi con sicurezza ed efficienza lungo autostrade e strade urbane trafficate.

L'American Wonder. Crediti: Wikipedia

La tecnologia che lo rende possibile

Esistono differenze significative fra le tecnologie di cui un veicolo autonomo può necessitare, a seconda che esso sia controllato da remoto, supervisionato o completamente indipendente. Tuttavia, esiste un fattore comune che permette la magia in tutti i casi citati: sensori.

Infatti, tre tipologie di sensori sono utilizzate per controllare il veicolo e reagire alle condizioni ambientali:

  • Videocamere, sono posizionate su ogni lato del veicolo. Assieme ad avanzate tecnologie di computer vision, rappresentano il modo più accurato per rappresentare lo spazio circostante.

  • Radars, onde radio che colpiscono un oggetto e restituiscono informazioni riguardo alla sua posizione e velocità, sono particolarmente cruciali in caso di scarsa visibilità (es. di notte) e per il riconoscimento di automobili autonome.

  • Lidars, onde laser che sfruttano le proprietà della luce per identificare la posizione e la forma degli oggetti, sono anch'esse utilizzate per guidare in condizioni di scarsa illuminazione: riescono a creare una rappresentazione 3D dell'ambiente, garantendo sicurezza e migliorando le informazioni provenienti da altri sensori.

I dati raccolti sono poi combinati per valutare continuativamente il traffico e le condizioni esterne, assicurando una guida sicura. Dal punto di vista della tecnologia, la differenza nel guidare da remoto un camion od un'automobile non è insignificante. Per circa il 90% del tempo, i camion di lungo raggio viaggiano sulle autostrade, dove è più facile controllarli ed evitare incidenti da distrazione. La parte più complicata rimane il 10% urbano, poiché è più difficile manovrare i camion nel traffico cittadino. Perlopiù, a causa della loro dimensione e della loro massa, gli incidenti che coinvolgono i camion sono potenzialmente più fatali di quelli che vedono solamente automobili.


Chi gioca nella scena internazionale?

Ma quali sono le coraggiose - e futuristiche - imprese che stanno rincorrendo questo grande obiettivo? Ad oggi, gli Stati Uniti del Sud sono il contesto più effervescente, in cui varie start-up e compagnie stanno testando prototipi sulle ampie autostrade che attraversano il deserto.

Ma, come già citato, non tutti i camion autonomi sono uguali, e queste imprese possiedono tecnologie e specializzazioni molto diverse. Vediamo chi, cosa e come:

  • Daimler, il maggiore produttore di veicoli commerciali al mondo, produce camion parzialmente autonomi (livello SAE 2) fin dal 2015, con umani al volante ancora richiesti per assicurare sicurezza ed efficienza. Il colosso sta anche sviluppando camion ad alta automazione (livello SAE 4): in questi, il sistema può gestire tutti i compiti dinamici di guida, ma solamente in scenari appropriati. Di conseguenza, l'intervento tempestivo da parte di un umano potrebbe essere ancora necessario.

  • Waymo, fondata nel 2009 come il "Self-Driving Car Project" di Google, ha ottenuto buoni risultati nel settore dei robotaxi, e sta adesso testando una flotta di camion a guida autonoma in California, Arizona, New Mexico e Texas. Waymo ha recentemente iniziato a collaborare con Daimler per la progettazione di camion completamente autonomi (livello SAE 5), dove la presenza umana non è richiesta.

  • Tesla, di Elon Musk, sta sviluppando il “Tesla Semi”, un Class 8 semi-truck completamente elettrico, alimentato a batteria. Il Semi è equipaggiato con un “Enhanced Autopilot”, che offre una capacità semi-autonoma. Musk pensa che il Semi porterà finalmente la pratica del platooning sulle strade statunitensi, con la sua produzione già iniziata nel 2021.

  • Embark Trucks è una start-up operante a San Francisco che, così come Waymo, sta cercando di applicare le sue approfondite tecnologie robotaxi al campo dei veicoli commerciali. Anche se la sua flotta di camion semi-autonomi sta già consegnando beni nelle aree suburbane di Los Angeles e dell'Arizona, Embark sta lavorando per raggiungere un livello di automazione 4, così da eliminare quasi totalmente la presenza umana.

  • TuSimple è stata fondata quasi sei anni fa, ma sta già collaborando con compagnie di rilievo quali McLane, UPS and Navistar. Questa start-up, con base San Diego, è considerata il precursore dell'autonomia di livello 4: i camion di TuSimple ad alta autonomia scenderanno in strada questo anno, e saranno i primi ad essere commercializzati nel 2024.

Purtroppo, come per ogni sfida impegnativa, alcuni corridori hanno dovuto abbandonare la gara: il famoso, fatale incidente di Uber in Arizona ha costretto la compagnia a interrompere i test mentre l'azienda Starsky Robotics ha abbandonato ogni piano dopo un round di funding fallito.

TuSimple autonomous truck. Credits: TuSimple

Ne vale la pena?

La domanda da un miliardo di dollari è la seguente: questo enorme sforzo di R&S, questi ingenti investimenti e questo impegno di capitale umano saranno infine giustificati dai vantaggi che i camion a guida autonoma apporteranno alla nostra società?


Invero, questo nuovo metodo di trasporto può essere di beneficio sotto molti aspetti.

Innanzitutto, esso aiuterebbe a contrastare la mancanza di autotrasportatori che le imprese europee ed americane stanno fronteggiando (solamente in Italia, si è registrata una carenza di ben 15mila camionisti nel 2020): mentre il mercato del lavoro offre posizioni più qualificate, sempre meno giovani desiderano incarichi di autotrasportatore.

In secondo luogo, i camion a guida autonoma promettono di abbattere il numero di incidenti e morti stradali, dato che la stanchezza e i colpi di sonno non rappresentano più un fattore di rischio.

Infine, queste tecnologie permetterebbero di tagliare miliardi di costi di trasporto, apportando benefici non solo al settore della logistica, ma anche all'interno di altre industrie, e infine ai consumatori.


D'altro canto, i camion a guida autonoma potrebbero fare molto più che semplicemente ridurre la carenza di autotrasportatori, rendendoli invece i prossimi “centralinisti”. Più in generale, questo problema potrebbe scuotere l'intero ecosistema del trucking tradizionale. La transizione verso le flotte autonome richiederebbe grandi investimenti e una veloce capacità di adattamento, un obiettivo difficile per imprese dell'autotrasporto fronteggianti margini ristretti e un'aspra competizione.

Early days of telephony when dialing was done manually.

What's next?

Come già menzionato, i camion a guida autonoma rappresentano la risposta a problemi urgenti, come la carenza di autisti e l'accresciuta domanda di consegne automatizzate a seguito della pandemia del 2020. Tuttavia, anche se i camion senza guidatore sembrano una realtà vicina come mai successo prima, le tecnologie in questione richiedono ancora molto tempo prima di diffondersi massicciamente. Sviluppare un camion autonomo di livello 4 richiederà almeno quattro anni, mentre il livello 5 è ancora nelle prime fasi di progettazione.


Al di là delle complessità tecnologiche, alcuni ostacoli socio-politici stanno frenando l'ascesa dei camion autonomi, come la paura del pubblico per camion "non supervisionati" e il lungo adattamento legislativo necessario. Riguardo a quest'ultimo punto, Elon Musk sta al momento pressando le istituzioni statunitensi per legalizzare il platooning, pratica su cui si appoggia il Tesla Semi; allo stesso modo, TuSimple sta cercando di coinvolgere i legislator nel suo programma di R&S, così da renderli familiari con le criticità della tecnologia ed accelerare il paradigma legislativo.


Più realisticamente, possiamo aspettarci che nel futuro prossimo i camion a guida autonoma saranno utilizzati in modo supervisionato, permettendo agli autisti di rendere i viaggi più produttivi e sicuri - come già per il pilota automatico degli aerei.

Un altro fenomeno che possiamo facilmente prevedere è l'espansione dei test nel vecchio continente: TuSimple sbarcherà presto sulle strade europee, implementando una tratta di 100km in Svezia, in collaborazione con Scania.


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